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Come riportato nell’ Insight Report del World Economic Forum The Digital Enterprise. Moving from experimentation to transformation (consultabile integralmente qui) le moderne tecnologie hanno contribuito (ed in parte imposto) notevoli cambiamenti strategici nelle politiche aziendali, portando con sé la necessità di adottare un approccio maggiormente flessibile, agile ed orientato al futuro.

Una scelta, a detta di molti, potrebbe essere quella di adottare l’approccio “try and learn” dove, procedendo per tentativi, si capitalizzano i successi ed archiviano rapidamente gli insuccessi (facendone tesoro per il futuro); un approccio al lavoro (e alla vita) ben diverso da quello a cui sono abituate le aziende tradizionali, improntate ad una visione lineare del business. 

Come favorire positivamente questo passaggio evolutivo senza mettere in crisi le organizzazioni e le persone che vi lavorano?

Photo by Letizia Bordoni on Unsplash

La strategia maggiormente sostenibile per le aziende potrebbe fondarsi sul concetto di compromesso tra passato e futuro:

– da un lato dovrebbero includere e prevedere le possibili evoluzioni aziendali rispetto a quello che potrà essere il loro futuro, ragionando in un’ottica sostenibile nel lungo termine;

– dall’altro dovranno muoversi con azioni tattiche a breve termine capaci di orientare l’organizzazione nella giusta direzione rispetto a quelle che sono le richieste contingenti del mercato

Come raggiungere l’obiettivo?

Quale strategia dovrà adottare ciascuna azienda per cogliere le opportunità del mondo digitale?

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Si dovrebbe partire dal porsi le domande giuste, una competenza questa tipica degli psicologi, soprattutto per avviare e stimolare le riflessioni sia nei singoli che nelle organizzazioni. A tal proposito, il gruppo di lavoro che ha partecipato alla stesura del Insight Report ne ha condivisa qualcuna, suddividendole nelle tre macro fasi consequenziali.

Valutare la direzione del proprio settore
  • Quali attività digitali sono in corso da parte dell’impresa? 
  • Se potessimo conoscere i beni ed i servizi che i nostri clienti vorranno avere, saremmo in grado di immaginarci quali potrebbero essere le loro scelte?
  • Quali tecnologie potrebbero essere utilizzate dai nostri concorrenti per offrire un’esperienza, un prodotto o un servizio migliore dei nostri?
  • In che modo le aziende potranno ridurre drasticamente i propri costi per offrire i propri servizi in futuro?
  • Come potrebbe cambiare l’ecosistema (del settore in cui opera l’organizzazione) in futuro? Ci saranno nuovi partner o nuovi concorrenti?
Reimpostare la propria vision aziendale 

Tenendo conto che una vision aziendale implica l’identificazione e la valutazione delle scelte possibili, tra cui:

  • Ambizione: qual è il nostro obiettivo? Quanto lontano e quanto velocemente vogliamo spostarci da dove ci troviamo adesso?

  • Selezione del mercato: in quale fase, nella generazione di un bene o servizio, bisognerebbe focalizzarsi? Su quali segmenti di clientela bisognerebbe orientarsi?

  • Modello di business: è necessario un nuovo modello di business o quello attuale potrà adattarsi evolvendosi?

  • Risorse e capacità critiche: i beni o i servizi che ci differenziano in questo momento (dalla concorrenza) potranno servirci anche in futuro?
Orientare l’organizzazione verso il futuro
  • Quali evoluzioni potranno sorgere nel tuo settore nei prossimi 5, 10 e 20 anni? 
  • Quale strategia adotterete per essere tra le aziende vincenti nel prossimo futuro (digitale)?
  • Alla luce di tutte le incertezze che il futuro ci trasmette, come farete a valutare le vostre scelte adeguate al mondo digitale?
Photo by AbsolutVision on Unsplash

Queste domande, a mio parere, ben si prestano ad aprire la discussione nell’organizzazione: un primo passo verso il cambiamento e la ridefinizione di un business model maggiormente adatto per le sfide digitali.

Come psicologo, suggerisco di adottare un approccio: 

  • positivo e aperto, affinché la messa in discussione dell’organizzazione venga vissuta non tanto come una minaccia quanto come un’opportunità di crescita del gruppo;
  • delicato, perché il cambiamento può generare ansie e preoccupazioni. Il cambiamento può spaventare, bloccare, muovere dimensioni consce ma spesso inconsce che vanno accolte perché legittime, condivise e rielaborate per rendere il passaggio maggiormente costruttivo;
  • partecipativo, tipico della psicologia di comunità (che vedrebbe il coinvolgimento, nella discussione, di tutte quelle figure rappresentative dei vari livelli dell’organizzazione) affinché la strategia adottata sia improntata alla fattibilità e sostenibilità: chissà che la risposta giusta non giunga proprio da un collaboratore! 

Michael Musetti

Appassionato da sempre di tecnologia ed innovazione sono uno psicologo con un focus su lavoro ed organizzazioni digitali. Mi piace aiutare le persone a tirare fuori il proprio potenziale, attraverso attività di coaching e training individuale o di gruppo, accompagnando le organizzazioni a migliorare la propria performance.

3 commenti

Francesca Quadrelli · 4 Febbraio 2019 alle 19:36

Orientare l’organizzazione (di qualsiasi ente possa appartenere )verso il futuro, indispensabile e necessario!

Daniele Bini · 8 Febbraio 2019 alle 18:24

Suggerisci un approccio partecipativo quindi matrici meno gerarchiche e funzionali a favore di quelle a progetto ed orizzontali?

    Michael Musetti · 8 Febbraio 2019 alle 19:06

    si. L’ideale, a mio parere (ma non è semplice e non tutte le organizzazioni dispongono di risorse per farlo) sarebbe un approccio partecipativo per la costruzione di team operativi a geometria variabile che si adatta di volta in volta alle necessità del momento.

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